Un gruppo di ricercatori ha sviluppato un modello sperimentale di intelligenza artificiale che, utilizzando dati pubblici su stile di vita, condizioni sanitarie generali e statistiche demografiche, prova a stimare l’aspettativa di vita di alcuni personaggi famosi, tra cui Vladimir Putin. Il progetto, nato come provocazione accademica, ha sollevato subito un acceso dibattito etico.

Gli autori sottolineano che il loro algoritmo non può in alcun modo prevedere con certezza la vita o la morte di una singola persona: si tratta di una stima probabilistica basata su medie e su informazioni spesso incomplete. Tuttavia, il solo fatto di associare l’IA a un tema così sensibile ha scatenato reazioni contrastanti, tra curiosità morbosa e critiche indignate.

Molti esperti di bioetica mettono in guardia contro la tentazione di trasformare questi modelli in strumenti di preveggenza o di speculazione politica. Ridurre l’esistenza di un individuo a una data calcolata da un algoritmo rischia di banalizzare la complessità della vita umana e di alimentare narrazioni pericolose.

Il caso mostra quanto sia importante accompagnare lo sviluppo tecnologico con un serio confronto pubblico sui limiti e sulle responsabilità nell’uso dell’intelligenza artificiale, soprattutto quando tocca temi come la salute, la privacy e la dignità delle persone.

Gli esperti ricordano che ogni vicenda di questo tipo va letta con un minimo di distanza critica. Dietro alle storie virali sui social ci sono persone reali, con emozioni, fragilità e scelte spesso più complesse di quanto appaia in pochi secondi di video o in qualche riga di testo. Per questo i giornalisti invitanо a verificare sempre le fonti, a non fidarsi ciecamente di titoli sensazionalistici e a considerare il contesto in cui un episodio è avvenuto.

Allo stesso tempo, episodi come questo offrono l’occasione per discutere temi più ampi: il rapporto con la salute, con la tecnologia, con la società e con l’ambiente. Molti lettori raccontano di riconoscersi almeno in parte in queste esperienze, perché a tutti è capitato di sottovalutare un rischio, farsi influenzare dai commenti online o cambiare idea dopo aver letto una testimonianza. Proprio in questo spazio di confronto, più che nello scandalo immediato, si nasconde il vero valore di queste notizie.