Tra le usanze dei popoli artici, quella attribuita ai Ciukci di offrire ospitalità “completa” ai viaggiatori ha sempre incuriosito e scandalizzato gli osservatori occidentali. Nei racconti di esploratori e antropologi dell’Ottocento si descrivevano famiglie pronte a condividere non solo il cibo e il riparo, ma anche la compagnia della moglie con l’ospite di passaggio.
Gli studiosi sottolineano però che questa pratica va letta nel contesto di un ambiente estremamente ostile, in cui la sopravvivenza dipendeva da alleanze solide e dalla fiducia reciproca. Offrire ciò che si aveva di più prezioso significava dichiarare pubblicamente che l’ospite era considerato parte della cerchia più stretta, qualcuno di cui ci si poteva fidare al punto da abbattere persino i confini più intimi.
Col passare del tempo, il contatto con il mondo esterno, l’arrivo dei missionari e l’introduzione di nuove norme giuridiche e religiose hanno progressivamente messo in discussione questi comportamenti. Molte comunità hanno abbandonato la pratica, considerandola incompatibile con la nuova morale e con il cambiamento dello stile di vita, sempre meno nomade.
Oggi la maggior parte delle informazioni su questa usanza proviene da testimonianze storiche e da ricordi degli anziani. Per gli antropologi è un esempio emblematico di come le categorie di “fedeltà”, “matrimonio” e “ospitalità” possano assumere significati diversi a seconda del contesto culturale, e di quanto sia rischioso giudicare il passato con gli occhi del presente.